Lettura consigliata: “La superiorità della scherma” di Flavio Vanetti.
13 Agosto 2008
25 Marzo 2008
Noi che…
Recentemente mi è capitato di ricevere ancora una volta questa mail carina e visto che mi sembrava un buono spunto per riflettere ho chiesto il permesso a J di pubblicarla…
Mattia
Questa “poesia” è dedicata a tutti quelli che sono stati bambini nel periodo in cui si poteva realmente esserlo… Vi ricordate? Adesso i tempi sono cambiati e i bambini non sono più quelli del nostro periodo…
Noi che… Dedicato a chi c’era…
Noi che… Ci divertivamo anche facendo “Strega comanda colore” e “Il lupo mangiafrutta”.
Noi che… Facevamo “Palla Avvelenata”.
Noi che… Giocavamo regolarmente a “Ruba Bandiera” (detto anche “Bandierina”).
Noi che… Non ci facevamo mai mancare “dire fare baciare lettera testamento”.
Noi che… I pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che… Quando giocavamo con le Lego facevamo anche castelli alti sei piani che non si smontavano mai.
Noi che… Chi andava in bici senza mani era il più figo. (EH EH EH! Chi ha orecchio da intenditor intenda! N.d.M.)
Noi che… Anche quelli che impennavano però non se la tiravano poco. (Vedi nota sopra, N.d.M.)
Noi che… Suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa.
Noi che… Facevamo a gara a chi masticava più Big Babol contemporaneamente.
Noi che… Avevamo adottato gatti e cani randagi (nei casi peggiori bruchi!), che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale, anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che… I termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che… Dopo la prima partita c’era la rivincita, poi la bella e poi la bella della bella.
Noi che… Giocavamo a “Indovina Chi?” anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che…Sul pullman della gita giocavamo a “Nomi cose e città” (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che… Con 100 lire ti prendevamo una cicca (gomma da masticare, N.d.M.) con 500 un pacchetto di figurine dei calciatori.
Noi che… Le cassette della Walt Disney le abbiamo viste così tante volte che ora, a distanza di anni, sappiamo ancora cosa cantavano Robin Hood e Little John.
Noi che… In TV guardavamo solo i cartoni animati (e abbiamo avuto la fortuna di vedere la prima serie dei Power Rangers… L’unica veramente seria!)
Noi che… Avevamo i cartoni animati belli, ma belli davvero! Quelli di adesso sono così tristi, come i bambini che hanno solo quelli da guardare, purtroppo…
Noi che… Litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja.
Noi che… Cercavamo di far sorridere i sofficini ma si rompevano sempre in due.
Noi che… Non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato.
Noi che… I messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno a nostro rischio e pericolo.
Noi che… Andavamo alla cabina telefonica alla fine della scuola per prendere le schede finite.
Noi che… Avevamo la macchina fotografica usa e getta e facevi fino a 24 foto!
Noi che… Non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l’albero decorato annesso.
Noi che… Le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che… Se guardavamo tutto il film fino alle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo!
Noi che… Guardavamo film dell’orrore anche se si aveva paura (la maggior parte di noi si ricorda IT, trasmesso su canale 5, perché tutti l’hanno guardato nascosti da qualche parte!)
Noi che… Giocavamo a calcio durante l’intervallo con… Qualsiasi cosa!
Noi che… Suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che… Nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
Noi che… Potevamo fare il bagno solo dopo 2 ore che avevamo finito di mangiare.
Noi che… A scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle.
Noi che… Quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino.
Noi che… Se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che… Le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che… Internet non esisteva.
Noi che… La merenda a scuola te la portavi da casa.
Noi che… Potevamo star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che… Se andavamo in strada non era così pericoloso.
Noi che… Sapevamo che erano le 4 del pomeriggio perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che… Il primo novembre era Tutti i Santi, mica Halloween.
Noi che… Se anche non mandavi una mail a 1000 persone, non ti succedeva proprio un bel niente (Come nel caso contrario, N.d.M.)
Noi che… Sentiamo la nostalgia di quel periodo.
Ma che fortuna esserci stati…
7 Novembre 2007
13 Giugno 2007
Esperienze in bianco
Come ormai vi avrò già a sufficienza spiegato in questi giorni mi diletto a fare il pirla in clinica, con tanto di camice e sorriso da ebete stampato in faccia.
Chiaramente io che sono uno che ama tirarsela inverosimilmente quando può, oggi dovevo andare a prenotare una visita per mia nonna. Allora col camice svolazzante, a mo’ di telefilm americano, sono andato all’accettazione di Radiologia presentando l’impegnativa. La segretaria mi guardandomi con rispetto come se avesse di fronte il primario di Cardiochirurgia (o almeno questa è stata la mia proiezione mentale, ma molto probabilmente non mi ha nemmeno guardato) mi dice: “Mi dispiace Dottor ma qui è prescritta una visita e noi qui facciamo solo esami. Le visite si prenotano solo all’ingresso principale.” E allora io sentendomi il padrone del mondo (mi aveva appena chiamato Dottore, quando si dice che le apparenze ingannano) con molta cortesia, come dovrebbero fare i dottori veri, mi sono scusato e mi sono fatto indicare con precisione il luogo dove effettuare la prenotazione. Sta di fatto che tornando verso la clinica, dove tutti conoscono la mia vera identità di pirla, camminavo ad una spanna da terra. Chissà perché…
16 Maggio 2007
Fumare il sigaro
Fumare il sigaro è un gesto antico e sublime destinato a tutti coloro, inclusi me ed il mio collega J, che vogliono apprezzare il tabacco nella sua forma più nobile, come un vero piacere della vita.
L’incalzare della modernità e i tempi sempre più frenetici ci hanno portato a privare questa azione di tutta la poesia, riducendola ad una mera assunzione di nicotina, mediante la sigaretta. Beninteso un sigaro non andrebbe fumato per dipendenza, ma come un atto pienamente meditativo che ci avvolge di gusti e profumi, un po’ come bere un buon bicchiere di vino.
Il sigaro è suddiviso in tre parti: una testa avvolta da una foglia di tabacco che la chiude, un corpo centrale ed un piede cioè quella porzione del sigaro generalmente aperta. Inoltre vicino alla testa si trova l’anilla, l’anello, una fascetta indicante la marca del sigaro.
È buona norma iniziare questo rito “assaggiando” il sigaro da spento, tenendolo in bocca qualche minuto per apprezzare appieno le sue proprietà organolettiche. Fatto ciò bisogna effettuarne il taglio, cioè si prende in mano e con un apposito strumento, a forma di forbice o di ghigliottina, si tagliano pochi millimetri del cappuccio della testa, avendo l’accortezza di lasciare un anello di tabacco attaccato al corpo cosicché il sigaro non si sfogli. È sconsigliato forare la testa perché si corre il rischio, mentre si fuma, che si formi una zona di accumulo di catrame che può guastarne il gusto.
Per l’accensione è bene usare un fiammifero delle misure idonee, onde evitare di scottarsi le dita, o un accendino a gas butano, perché uno a benzina altererebbe il gusto, chiaramente la fiamma deve essere lunga almeno due centimetri altrimenti risulta difficile ottenere i risultati sperati. Si tiene il sigaro in posizione orizzontale e lo si fa ruotare dolcemente sulla fiamma in modo che essa lambisca l’intera circonferenza del piede. Ciò fa in modo che si accenda uniformemente l’interno e la fascia del sigaro. A questo punto si conclude l’operazione portando il sigaro alla bocca, inclinandolo leggermente verso il basso, e si mantiene la fiamma a circa un centimetro dal piede. Si deve quindi cominciare a tirare le prime boccate, ruotando delicatamente il sigaro finché non si sarà formato un braciere uniforme di circa un millimetro sul piede. Non bisogna dimenticarsi di soffiare sul braciere per far si che tutte le aree del piede si accendano in modo uniforme.
Dopo l’accensione si può iniziare a fumare, ma sempre senza essere troppo frenetici: uno o due tiri al minuto sono sufficienti per apprezzarlo al massimo, senza che il sigaro si scaldi troppo.
Infine un sigaro non va mai spento schiacciandolo o frantumandolo, come una banale sigaretta. Bisogna lasciare che si spenga da solo appoggiato in un posacenere, visto che essendo formato unicamente da tabacco lo fa dopo qualche minuto che non viene più tirato. Questo è anche un modo elegante di concludere un gesto piacevole.




